Mozione “Privacy e Democrazia interna”

Questa mozione ha il solo scopo di creare le premesse idonee affinchè, nell’ambito della Commissione Comunale di Sessa Aurunca, chiamata a seguire le attività di decommissioning della Centrale del Garigliano, si possa instaurare quel clima necessario ed utile per il miglior prosieguo delle proprie attività.

Mi riferisco in particolare ad alcune questioni che mi preme chiarire subito, in modo che io possa continuare a dare il mio contributo nel migliore dei modi. Per prima cosa però voglio sottolineare che è necessario che io avverta attorno a me quel clima sereno e collaborativo che serve e che sinceramente ora non percepisco.

La realtà e che spesso vengo ad essere attaccato, anche in contesti pubblici, con frasi in cui rappresentanti della Commissione di cui faccio parte fanno richiesta alla stessa amministrazione di un altro tecnico esperto esterno quando invece l’amministrazione di Sessa ha già nominato un suo tecnico di fiducia. Questo non solo non lo trovo giusto, ma lo considero offensivo nei miei confronti.

Generalmente il lavoro di una Commissione è la sintesi di un lavoro di gruppo in cui ogni persona non solo viene chiamato a dare un contributo in base alle sue competenza, ma è giusto che collabori a dare consigli anche in altri contesti e non ultimo ha il dovere di collaborare nelle attività che richiedono il contributo di più persone.

Ma quando invece debbono essere prese delle decisioni e/o fatte delle scelte in base a indirizzi specifici, specialmente in certi settori e, per il mio caso le problematiche nucleari, è ragionevole che in questi casi debba prevalere la persona più competente in materia, e a maggior ragione se poi c’è anche l’esperto di settore allora è normale che sia quella la figura che debba avere l’ultima parola e decidere in merito.

Ritornando a noi, quindi penso che la nostra Commissione su particolari aspetti strettamente nucleari, debba essere naturalmente guidata dal tecnico di settore. Ciò non significa però che non debba esserci all’interno del gruppo di lavoro un confronto anche su questi temi, e, anche per essi, si possa arrivare, se c’è la necessità, a chiedere approfondimenti e/o consulenza esterna.

Ma, secondo me, quando ci si trova in questi casi, a decidere alla fine, però, debba essere l’esperto di riferimento e non coloro che non lo sono. Perché se non fosse così, ci si troverebbe ben presto in situazioni difficilmente gestibili.

Ciò deve valere sia all’interno del gruppo di lavoro ed a maggior ragione nelle relazioni che i membri stessi della Commissioni possono avere con interlocutori esterni. In quest’ultimo caso però deve essere sempre presente anche l’aspetto della riservatezza specialmente quando si viene a conoscenza di informazioni che sono ancora in fase di valutazione da parte della Commissione.

Ma anche in quest’ultimo caso però non è affatto escluso che un qualsiasi membro della commissione non possa andare in cerca di una persona titolata a cui sottoporre il proprio quesito, dubbio e/o chiarimento. Ogni membro sarà libero certamente di farlo quando vuole ma ciò non deve però impegnare né l’Amministrazione e neanche la Commissione se quest’ultima non lo ritenga opportuno.

Queste mie considerazioni sono avallate dal fatto che oramai nel campo del Decommissioning degli Impianti Nucleare non c’è poi  tanto ancora da scoprire, in quanto il settore è oramai abbastanza maturo a livello scientifico,  e le complessità che ci sono, sono legate principalmente all’uso di apparecchiature e strumentazione ad alto contenuto tecnologico e ad un contesto molto rigido e  ben definito, fatto di protocolli, norme tecniche e legislative stringenti.

L’ISPRA che, in Italia in campo nucleare, è l’ente di controllo insieme alle Arpe regionali definisce le azioni da fare in base proprio alla normativa tecnica di riferimento.

Tutti gli altri soggetti esterni che si trovano ad interagire con questo settore possono solo seguire e/o verificare che le azioni che sono state progettate e pianificate per esempio dalla SOGIN e passate in rassegna a giudizio insindacabile dell’ente di controllo vengano poi attuate cioè messe in pratica dallo stesso soggetto attuatore, seguendo le eventuali prescrizione previste per il caso.

Quindi al mio posto può anche starci l’esperto più esperto che ci sia nel campo del Decommissioning Nucleare, ma questi non potrà mai variare e/o contestare le azioni che in base alle norme vigenti sono state pianificate dall’ISPRA.

Di conseguenza discende che le persone più esperte in questo campo sono quelle che stanno all’ISPRA o quelle che lavorano sul campo ed appartengono alla SOGIN.

Lo stesso vale per la scelta di un tecnico straniero. In questo caso quest’ultimo opererà secondo le specifiche tecniche del suo Paese che poi non sono tanto diverse da quelle che ci sono in Italia in quanto sul nucleare le norme tecniche nei Paesi locali sono traduzioni degli stessi standard sovranazionali.

Cosa diversa è invece fare ricorso ad un ricercatore o scienziato che dedicandosi ad un particolare aspetto delle attività di decommissioning possa conoscere meglio, oppure sia riuscito ad ottimizzare o migliorare un determinato aspetto o processo. In questi casi dopo che la sua scoperta scientifica sia stato valutate nelle sedi opportune dalla comunità scientifica, prima che essa venga calata nello stato dell’arte della normativa tecnica di riferimento, passa sempre il tempo necessario che ci vuole.

E proprio in base a queste considerazioni che, in un’altra occasione, ho detto in modo provocatorio, che in questi casi per seguire le vicende del decommissioning di un impianto nucleare e quindi in particolare anche della centrale del Garigliano è sufficiente e basta anche solo la figura di un perito nucleare invece che di un ingegnere.

Perché quello che si può fare in questi casi è solo quello di verificare la conformità delle azioni di smantellamento posto in essere alle normative di riferimento.

Invece il contributo di un Ingegnere Nucleare esperto in Decommissioning è legato alla visione globale che ha dell’impianto nucleare, sotto qualsiasi aspetto, lui indaga su tante questioni, che possono partire sin dalla nascita dell’impianto, quando cioè i suoi componenti venivano forgiati, ponendosi le domande che poi gli saranno utili per il futuro decommissioning dell’impianto. Va ad indagare la vita trascorsa il flusso neutronico a cui è stato sottoposto il reattore, il suo regime di funzionamento le impurezze che sono presenti nei materiali ecc., tutte cose che poi si trasformano in utili informazioni, fondamentali peri capire le criticità che si avranno successivamente, per esempio quando si dovrà eseguire un taglio di metallo nella fase di decommissioning e/o valutare i regimi di esposizione a cui si troverà esposto un operario nella fase finale di smantellamento vero e proprio. Tutto ciò che un perito non può fare.

Quindi, in conclusione, in base a tutte queste considerazioni chiedo che la Commissione faccia propri mediante votazione i seguenti punti:

 

1)     Chiunque faccia parte della Commissione e venga a conoscenza di argomenti e/o osservazioni ritenute riservate dal gruppo di lavoro, non può parlarne liberamente, ma le stesse prima di essere rese pubbliche vanno concertate con i referenti della commissione stessa.

 

2)     Il ritiro dell’osservazione fatta mettere a verbale alla fine della prima riunione, riguardo la consulenza di un tecnico nucleare esterno alla commissione, su eventuali chiarimenti. Secondo me in base alle osservazioni fatte precedentemente, una tale esigenza, non deve essere vincolata da nessun verbale, e se essa si riscontrasse deve nascere come una libera richiesta fatta a nome di tutta la commissione e non vincolata alla volontà personale del singolo soggetto proponente.

 

Sessa Aurunca li                                                                                   Ing. Arturo Matano

10 Giugno 2014

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