Garigliano non sarà mai sede del Deposito Nazionale

 

Inondazione

Finalmente ora è sicuro. Il sito di Garigliano non sarà mai sede del Deposito Nazionale.
Con la pubblicazione del documento dell’ISPRA “GUIDA TECNICA N° 29”, che definisce i criteri che sono alla base dell’individuazione del luogo dove insediare il Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi di bassa e media attività presenti sul suolo italiano, si potrà finalmente capire senza ombra di dubbio dove si andrà a costruire ( almeno si pensa) il Parco Tecnologico al cui interno sarà previsto il famigerato Deposito Unico Nazionale delle scorie.
Però ora si può sicuramente affermare che il sito  che ospita la Centrale del Garigliano non sarà mai sede del Deposito in questione. Ciò discende dal fatto che la nostra zona rientra in più di uno dei 15 criteri di esclusione (CE) previsti dalla Guida tecnica n° 29 dell’Ispra. Ci si riferisce principalmente ai seguenti:
  • CE4. l’esclusione di zone “ caratterizzate da rischio e/o pericolosità geomorfologica e/o idraulica di qualsiasi grado e le fasce fluviale”, in parole povere si riferisce a zone a rischio di inondazione;
  • CE7. l’esclusione di zone “sino alla distanza di 5 km dalla linea di costa attuale oppure ubicate a distanza maggiore ma ad altitudine minore di 20 m s.l.m.”., cioè la centrale del Garigliano sta a meno di 10 metri al di sopra del livello del mare!
Allora un profano si domanda, ma era così difficile prima prevedere che il sito preso in considerazione era totalmente inidoneo in quanto vicino al mare ed in zona soggetta a frequenti allagamenti, come avvengono ogni anno? Era così complesso capire che la zona in questione non poteva mai essere al centro di una mega struttura (si parla di Parco tecnologico con annesso Deposito Nazionale) con una superficie di oltre 1 o 2 milioni di m2?
La risposta è semplice ed immediata, certo che era possibile prevedere tutto ciò. E’ sempre stato evidente che il sito di Garigliano mai sarebbe potuto essere scelto in tal senso, ma chi lo sapeva non è stato mai ascoltato o preso in considerazione. Per chi è un po’ dentro a queste tematiche era già tutto chiaro fin dall’inizio.
Non lo era invece solo per chi o era totalmente incompetente o faceva finta di non saperlo. Purtroppo è stata questa categoria di persone di cui ci si è fidati, a cui si è dato ascolto, e alla fine il risultato è stato che questi ultimi hanno fatto il bello e cattivo tempo sul tema in questione, sollevando polveroni e creando solo panico tra la gente.
Quante manifestazioni si sono fatte su questo argomento, coinvolgendo vescovi, sindaci, la popolazione ed altro ancora; quante tavole rotonde, quanti convegni sono stati organizzati con la partecipazione di personaggi che hanno confuso ancor di più le idee delle persone. Quante volte si è gridato al fatto che il sito di Garigliano potesse diventare la discarica radioattiva di tutta Italia.
Ora finalmente, siamo arrivati all’epilogo di questa lunga storia, i nodi stanno arrivando al pettine e i fatti si stanno definitivamente chiarendo. Cioè su questo argomento si sta sciogliendo la prognosi e si può affermare definitivamente che il sito di Garigliano non ora e ne mai potrà diventare il luogo del Deposito Nazionale delle scorie.
Allora qualcuno potrebbe chiedersi perché la gente non è stata informata correttamente? Il motivo è semplice perché su queste cose ed in generale su qualsiasi aspetto che riguarda la Centrale del Garigliano ha sempre prevalso la mancanza di informazione e per certi versi anche la cattiva informazione.
Ancora, qualcuno alla fine può pensare che comunque ne è valsa la pena fare tutte quelle battaglie, di sensibilizzare le persone contro le richieste di allora della SOGIN, così il rischio che si correva veniva allontanato ancora di più. Invece no. E’ stato solo aumentato il danno verso noi tutti. Si sono solo aumentate le difficoltà di chi deve gestire i rifiuti radioattivi e metterli in sicurezza. In parole povere si sono solo inutilmente aumentate le difficoltà per tutti i soggetti che vivono attorno all’ex Centrale Nucleare del Garigliano
Il motivo è presto detto. Quando si stavano predisponendo le azioni per pianificare al meglio le attività di Decommissioining, riguardo la sistemazione delle migliaia di fusti contenenti i rifiuti radioattivi prodotti durante il funzionamento della centrale (Nucleare Pregresso) e quelli ( altre migliaia di contenitori di rifiuti radioattivi) che si sarebbero generati dalle azioni di smantellamento vere e proprie della centrale nucleare, la SOGIN chiese all’amministrazione comunale di Sessa la licenza di costruire un Deposito Temporaneo di circa 45.000 m3, che poi scesero a circa 41.000 mnecessario per la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi.
Apriti cielo, si misero in moto tutte le associazioni presenti sul territorio che a loro volta coinvolsero i nostri bravi amministratori e tutti assieme fecero di tutto per ostacolare le richieste della Sogin fino ad impedirle del tutto.
A questo punto qualcuno potrebbe pensare che io simpatizzi per la società di stato incaricata dello smantellamento. Chi invece mi conosce bene sa che non è vero.
Però alla fine qualcuno dovrà pur dire la verità, ricordare come effettivamente sono andate le cose. Allora i responsabili Sogin per poter portare avanti le loro attività, cioè per disporre degli spazi necessari, si dovettero inventare degli stratagemma. A tal fine recuperarono la volumetria che serviva abbattendo dei fabbricati di pari volume presenti sul sito. Così riuscirono ad avere il permesso per la costruzione del deposito D1 di 11000 m3, a cui aggiunsero altri metri cubi di stoccaggio utilizzando a deposito una parte dell’edificio turbina e riadattarono a deposito l’edificio ex Diesel.
Ora alla luce dei fatti che sono avvenuti si sa che quella richiesta iniziale di uno spazio di stoccaggio di 45000 m3 era legittima in quanto si conosce bene l’ordine di grandezza dei rifiuti radioattivi che saranno prodotti dal decommissioning della centrale di Garigliano. Infatti stiamo parlando di circa 4600 m3 ( dato che la Sogin già sapeva come risulta dal SIA approvato nel 2003) e si sa anche che lo spazio di gestione per lo stoccaggio è in rapporto 1 a 10, cioè per ogni m3 di rifiuti radioattivi da stoccare ci vogliono circa 10 m3 di spazio utile di deposito. E quindi,  per i circa 4600 m3 di rifiuti radioattivi previsti, alla fine, ritorniamo a quel valore di circa 45000 m3 chiesti inizialmente dalla Sogin all’amministrazione di Sessa Aurunca.
E ora, la situazione reale è che questa volumetria, necessaria per poter completare al meglio lo smantellamento totale dell’impianto, invece di essere concentrata in un unico deposito si trova invece distribuita tra vari edifici sparsi sul sito in modo certamente non ottimale. Non sapendo nemmeno se sono sufficienti per eseguire tutte le operazioni previste per il raggiungimento dello stato “GREEN FIELD”, cioè tutta la centrale fatta a pezzi e messa nei depositi attrezzati per lo stoccaggio in attesa della disponibilità del futuro Deposito Nazionale.
Questa situazione non ottimale di gestione dei rifiuti radioattivi allocati in tanti depositi, che sarà quella che è destinata a realizzarsi in futuro, certamente non farà che complicare la vita ai tecnici della Sogin e ad aumentare un rischio potenziale per tutti noi altri. Una situazione precaria che ci siamo autoregalati grazie a chi a suo tempo faceva le battaglie a difesa ed a tutela degli interessi e della salute della popolazione del luogo.
Per concludere voglio aggiungere che sull’argomento in questione, nel lontano 2003, fui intervistato anch’io da alcuni esponenti di Sessa dell’allora partito della Margherita. E senza fare nomi essi tra le varie cose mi chiesero che cosa ne pensassi della richiesta di licenza avanzata dalla Sogin per la realizzazione di un deposito temporaneo di 41000 m3. Dopo essermi documentato sia sulla stima dei rifiuti radioattivi previsti per Garigliano e sulle specifiche tecniche per la realizzazione di una struttura del genere, risposi che la stima volumetrica fatta dalla Sogin era del tutto legittima ed attendibile. Ciò lo documentai in una nota in cui affrontai anche altre questioni. Senza falsa modestia per chi consulta il documento può verificare che a distanza di più di 10 anni le osservazioni che feci allora erano del tutto corrette e sono del tutto valide anche oggi.

Documento in pdf

 

Sessa Aurunca                                                                               Ing.  Arturo Matano

Li  12 Giugno 2014

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Primo ricercatore Enea
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