Decommissioning italiano a fine 2017

Riprendiamo il discorso sulle vicende del Programma Nazionale di Decommissioning interrotto qualche tempo fa.  Nel frattempo a livello nazionale non è successo letteralmente niente di nuovo. L’attuale governo come quello precedente si è impegnato a dare delle scadenze che poi puntualmente sono state  disattese. In sostanza l’Italia non riesce ad adeguarsi alla  Direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio, del 19 luglio 2011 , che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi.

Secondo la direttiva  del Consiglio europeo, infatti, il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi doveva essere presentato entro il 23 agosto 2015. Cosa che non è avvenuta. Così, lo scorso il 13 luglio la Commissione europea ha inviato un “parere motivato”, ovvero un richiamo formale che ci dà tempo 60 giorni per evitare il deferimento alla Corte di giustizia europea. I 60 giorni come era prevedibile sono scaduti e quindi ci si avvicina inesorabilmente a che l’Europa  ci apra l’ennesima procedura di infrazione. Anche il ministro Carlo Calendo lo scorso Luglio aveva ribadito che a fine anno avrebbe  pubblicato la CNAPI (la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee, cioè la mappa dei luoghi idonei ad ospitare il Deposito Nazionale con annesso il Parco Tecnologico), ma finora ciò non è avvenuto. Nel frattempo la Commissione lo scorso maggio ha anche pubblicato una relazione sui progressi compiuti nell’attuazione della direttiva 2011/70/EURATOM da tutti i stati membri dell’Unione.

A livello locale invece le cose sono andate anche peggio. Nel senso che  si è spenta tutta quell’attenzione che c’era attorno alle vicende del sito di Garigliano. E questo perchè mentre la precedente amministrazione Tommasino bene o male aveva istituito una Commissione che doveva seguire le varie attività di decommissioning che la Sogin sta portando avanti sul sito di Garigliano per poi relazionare in consiglio ed informare l’opionione pubblica locale. L’attuale amministrazione capitanata dall’attuale Sindaco Sasso  invece ha pensato bene di derubricare l’argomento dello smantellamento del sito nucleare di Garigliano, facendo in sostanza decadere la Commissione stessa.

C’è anche da dire che la suddetta Commissione comunale istituita ad hoc e di cui  facevo parte anche io, non è riuscita a fare nulla di concreto. Ma l’esito secondo me non poteva essere diversamente, data la composizione della stessa ed i mezzi per operare messi a sua disposizione.

Invece l’attuale amministrazione ha deciso di interessarsi ad altri problemi, i soliti di sempre, trascurando del tutto le interessantissime vicende altamente tecnologiche che avvengono sul sito di Garigliano e che invece, date le enormi potenzialità in gioco, potrebbero essere intercettate in qualche modo al fine di portare benefici positivi per le realtà circostanti.

Eppure quello che avviene a livello tecnico a Garigliano  cioè sul sito di Sessa Aurunca, ha una valenza eccezionale. Abbiamo gli sono gli occhi puntati di tutto il mondo, cioè di tutti gli operatori del settore. Basti pensare che quello del Decommissioning sarà il mercato più rilevante in Europa nei prossimi 30-40 anni. Solo in Europa entro il 2040 saranno disattivati circa 144 reattori nucleari e si stima, inoltre, che nei prossimi 40 anni verranno spenti ed entreranno in fase di decommissioning  altri 400 impianti, con un giro di affari di valutato circa 270 MLD di € (110 per lo smantellamento e 140 per la bonifica dei siti) e un numero di circa 40.000 nuovi occupati.

C’è da osservare che nel frattempo la Sogin ha abbattuto il camino alto circa 95 metri dell’ex centrale nucleare Garigliano. Il progetto è iniziato nel 2014 mentre l’attività di demolizione vera e propria ha preso il via lo scorso agosto. Le azioni di abbattimento sono cominciate con una prima fase di scarificazione delle parti interne contaminate e quindi radioattive eseguite in remoto tramite un robot, apparecchiatura progettata e costruita da ditte italiane per il caso specifico. E successivamente a demolizione convenzionale della struttura in cemento armato.   L’intervento ha prodotto 800 tonnellate di cemento e 30 di metallo mentre il materiale radioattivo, pari a 7 metri cubi, è stato invece stoccato in fusti sistemati nel deposito temporaneo del sito.  Alla fine il progetto di smantellamento è costato circa 10 milioni di euro, compresa la costruzione del nuovo camino in acciaio inossidabile.

Demolizione Camino Centrale nucleare Garigliano

Demolizione Camino Centrale nucleare Garigliano

Comunque ritornando al discorso di prima, sotto, per far orientare il lettore sull’argomento in questione, ho scelto 2 articoli recenti di giornale che possono essere utili allo scopo. Uno è del giornale La Nazione e che tratta dei ritardi nella individuazione del luogo in cui costruire il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi italiani e l’altro, il Quotidiano, che invece denuncia i ritardi nell’adeguarsi agli impegni presi con l’Unione europea.

 

La Nazione

La Nazione

 

Il Quotidiano

Il Quotidiano

 

Sessa A. 4 Dicembre 2017                                                     Ing. Arturo Matano

Annunci

Informazioni su decommissioning-Garigliano

Primo ricercatore Enea
Questa voce è stata pubblicata in COMMISSIONE COMUNALE di SESSA AURUNCA per la CENTRALE NUCLEARE GARIGLIANO, DEPOSITO NAZIONALE & PARCO TECNOLOGICO e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.