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Decommissioning Garigliano. Opportunità per il territorio

27 Feb

Da più parte si legge che c’è la volontà di avere informazioni su ciò che avviene sul sito della Centrale nucleare di Garigliano, attualmente in fase di smantellamento. Per questo motivo gruppi di persone, a vario titolo, si stanno interessando in prima persona di recuperare informazioni in merito.

DD

C’è da dire anche che sono state istituite da parte di alcune amministrazioni locali Commissioni  comunali ad hoc con il compito di seguire i lavori e diffondere informazioni sulle attività in atto sul sito nucleare. Forse non avendo compreso bene come affrontare il problema del decommissioning, sta di fatto che il contributo di queste commissioni si è rivelato sin dall’inizio inconsistente. Evidenziando tutta la loro inadeguatezza, a  livello organizzativo, costitutivo ed infine anche per quello operativo.

Eppure secondo me il  decommissioning di Garigliano può rappresentare  una enorme occasione di sviluppo per il territorio se invece di avere un atteggiamento di contrapposizione si cercasse invece di cogliere le enormi opportunità legate  smantellamento dell’ex centrale nucleare .

Nell’articolo cerco di esaminare sia i motivi della mancanza di operatività delle varie Commissioni comunali e sia le opportunità che sono legate al decommissioning di Garigliano.

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Osservazioni sul Rapporto Iss. Analisi Patologie Tumorali

8 Dic
8-Siti. 09 00.10
L’Obiettivo del seguente documento è quello di presentare alcune risultanze del voluminoso Dossier dell’Istituto Superiore della Sanità intitolatoStato di salute della popolazione residente nei Comuni già sedi di impianti nucleari: Analisi della mortalità, stima dei casi attesi e rassegna degli altri studi epidemiologici“.
Si tratta di uno studio epidemiologico che tratta lo stato di salute della popolazione dei comuni sedi di impianti nucleari, in esso si esegue un’analisi di mortalità per 62 tipi di patologie di malattie causa di morte.
Lo studio sostanzialmente analizza la situazione per 8 comuni che ospitano impianti nucleari tra cui anche il comune di Sessa Aurunca. 
Le nostre osservazioni invece focalizzeranno l’attenzione sulle sole patologie tumorali per le quali le radiazioni ionizzanti giocano un ruolo eziologico, cioè possono esserne la causa o una delle concause, così come riportato nel documento in esame.
Vengono non solo descritti i punti salienti del Rapporto ma si riportano anche alcune osservazioni personali.
A questo documento seguirà un altro che focalizzerà l’attenzione sulle sole risultanze del Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) relative al comune di Sessa Aurunca che ospita la centrale nucleare di Garigliano, ora in fase di smantellamento.
Per concludere si riportano le principali risultanze ufficiali fatte dagli autori del Rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità.
” La mortalità per molte patologie prese in esame è risultata inferiore a quella media regionale di riferimento con cui è stata confrontata e gli eccessi di mortalità osservati non possono essere direttamente attribuibili all’esposizione della popolazione alle dosi di radiazioni ionizzanti causate da rilasci di radioattività degli impianti in quanto sulla base delle stime riportate in questo rapporto le dosi che possono causare effetti osservabili in termini di incremento di mortalità avrebbero potuto essere prodotte solo da un continuo e rilevante funzionamento anomalo degli impianti “.
Si elencano sotto i dati di maggior rilievo dello studio su base comunale e per patologia tumorale.
Disaggregando i dati per comune e aggregando invece tutte le patologie tumorali sono da notare, un eccesso del +3% per il comune di Latina che ospita la centrale nucleare di Borgo Sabotino, per l’intero periodo di osservazione (1980-2008); il 20% in più del comune di Saluggia (1990-1999); ancora Latina con un +6% (periodo 1980-1989) e con minore potenza statistica va considerato anche il +34% del comune di Bosco Marengo (periodo 2000-2008).
Tutti questo eccessi di mortalità poi scompaiono se si considera il dato statistico che mette assieme tutti i comuni dello studio.
Rimanendo sempre al caso analizzato, vanno menzionati anche numerosi difetti di mortalità (cioè casi in meno rispetto a quelli attesi). Quello più evidente è il caso di Sessa Aurunca che ospita il sito nucleare della centrale del Garigliano, che presenta per l’intero periodo di osservazione un -13% di mortalità per l’insieme di tutte le patologie tumorali. Dato statisticamente significativo, viene confermato in tutti gli intervalli di osservazione, con un -11% (periodo 1980-2008), un -15% (1990-1999) e infine un -14% (2000-2008).
Per il sito che ospita la centrale nucleare di Trino si hanno i seguenti dati statisticamente significativi: -14% (per il periodo completo 1980-2008) e un -13% e un -20% rispettivamente nella I e III decade di osservazione. Lo stesso è stato trovato per il Centro Ricerche nucleare di Ispra con un -21% per l’intero periodo e un -26% e un -27% nella II e III decade.
Per tutti gli altri comuni che ospitano i restanti impianti nucleari si hanno i risultati che possono oscillare nel campo delle fluttuazioni statistiche.
Invece considerando il caso di studio che aggrega tutti i comuni e disaggrega le patologie tumorali si trovano tre casi da menzionare, anche se con bassa potenza statistica, e sono: il tumore alla pelle con un +83% (I decade); un +78% e un +24% rispettivamente  per il tumore per le ghiandole salivari e quello del rene e di altri organi urinari (II decade).
Nel caso in cui si omette il comune di Latina si trova un +50% per i tumori alla tiroide in tutto il e periodo di osservazione. Anche quest’ultimo dato è caratterizzato da una bassa potenza statistica.
Ultima osservazione, nel caso di aggregazione per comune e per patologie non si evidenziano dati di eccessi tumorali. Anzi escludendo il comune di Latina il risultato complessivo è un -9% di mortalità statisticamente significativa nell’ intero periodo di osservazione (1980-2008).
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Nota critica

4 Dic

Il 3 dicembre 2014 scorso, sul sito della centrale del Garigliano si è riunito il Tavolo della Trasparenza sulle attività di Decommissioning della Centrale stessa. La Commissione comunale sul nucleare di Sessa Aurunca incaricata di seguire le vicende dell’impianto in questione non è stata per niente interpellata. Un fatto questo che non incoraggia molto sul futuro lavoro della Commissione stessa.

Nella nota critica che si allega sottolineo tutte le mie perplessità sull’organo costituito.

Garigliano non sarà mai sede del Deposito Nazionale

12 Giu

 

Inondazione

Finalmente ora è sicuro. Il sito di Garigliano non sarà mai sede del Deposito Nazionale.
Con la pubblicazione del documento dell’ISPRA “GUIDA TECNICA N° 29”, che definisce i criteri che sono alla base dell’individuazione del luogo dove insediare il Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi di bassa e media attività presenti sul suolo italiano, si potrà finalmente capire senza ombra di dubbio dove si andrà a costruire ( almeno si pensa) il Parco Tecnologico al cui interno sarà previsto il famigerato Deposito Unico Nazionale delle scorie.
Però ora si può sicuramente affermare che il sito  che ospita la Centrale del Garigliano non sarà mai sede del Deposito in questione. Ciò discende dal fatto che la nostra zona rientra in più di uno dei 15 criteri di esclusione (CE) previsti dalla Guida tecnica n° 29 dell’Ispra. Ci si riferisce principalmente ai seguenti:
  • CE4. l’esclusione di zone “ caratterizzate da rischio e/o pericolosità geomorfologica e/o idraulica di qualsiasi grado e le fasce fluviale”, in parole povere si riferisce a zone a rischio di inondazione;
  • CE7. l’esclusione di zone “sino alla distanza di 5 km dalla linea di costa attuale oppure ubicate a distanza maggiore ma ad altitudine minore di 20 m s.l.m.”., cioè la centrale del Garigliano sta a meno di 10 metri al di sopra del livello del mare!
Allora un profano si domanda, ma era così difficile prima prevedere che il sito preso in considerazione era totalmente inidoneo in quanto vicino al mare ed in zona soggetta a frequenti allagamenti, come avvengono ogni anno? Era così complesso capire che la zona in questione non poteva mai essere al centro di una mega struttura (si parla di Parco tecnologico con annesso Deposito Nazionale) con una superficie di oltre 1 o 2 milioni di m2?
La risposta è semplice ed immediata, certo che era possibile prevedere tutto ciò. E’ sempre stato evidente che il sito di Garigliano mai sarebbe potuto essere scelto in tal senso, ma chi lo sapeva non è stato mai ascoltato o preso in considerazione. Per chi è un po’ dentro a queste tematiche era già tutto chiaro fin dall’inizio.
Non lo era invece solo per chi o era totalmente incompetente o faceva finta di non saperlo. Purtroppo è stata questa categoria di persone di cui ci si è fidati, a cui si è dato ascolto, e alla fine il risultato è stato che questi ultimi hanno fatto il bello e cattivo tempo sul tema in questione, sollevando polveroni e creando solo panico tra la gente.
Quante manifestazioni si sono fatte su questo argomento, coinvolgendo vescovi, sindaci, la popolazione ed altro ancora; quante tavole rotonde, quanti convegni sono stati organizzati con la partecipazione di personaggi che hanno confuso ancor di più le idee delle persone. Quante volte si è gridato al fatto che il sito di Garigliano potesse diventare la discarica radioattiva di tutta Italia.
Ora finalmente, siamo arrivati all’epilogo di questa lunga storia, i nodi stanno arrivando al pettine e i fatti si stanno definitivamente chiarendo. Cioè su questo argomento si sta sciogliendo la prognosi e si può affermare definitivamente che il sito di Garigliano non ora e ne mai potrà diventare il luogo del Deposito Nazionale delle scorie.
Allora qualcuno potrebbe chiedersi perché la gente non è stata informata correttamente? Il motivo è semplice perché su queste cose ed in generale su qualsiasi aspetto che riguarda la Centrale del Garigliano ha sempre prevalso la mancanza di informazione e per certi versi anche la cattiva informazione.
Ancora, qualcuno alla fine può pensare che comunque ne è valsa la pena fare tutte quelle battaglie, di sensibilizzare le persone contro le richieste di allora della SOGIN, così il rischio che si correva veniva allontanato ancora di più. Invece no. E’ stato solo aumentato il danno verso noi tutti. Si sono solo aumentate le difficoltà di chi deve gestire i rifiuti radioattivi e metterli in sicurezza. In parole povere si sono solo inutilmente aumentate le difficoltà per tutti i soggetti che vivono attorno all’ex Centrale Nucleare del Garigliano
Il motivo è presto detto. Quando si stavano predisponendo le azioni per pianificare al meglio le attività di Decommissioining, riguardo la sistemazione delle migliaia di fusti contenenti i rifiuti radioattivi prodotti durante il funzionamento della centrale (Nucleare Pregresso) e quelli ( altre migliaia di contenitori di rifiuti radioattivi) che si sarebbero generati dalle azioni di smantellamento vere e proprie della centrale nucleare, la SOGIN chiese all’amministrazione comunale di Sessa la licenza di costruire un Deposito Temporaneo di circa 45.000 m3, che poi scesero a circa 41.000 mnecessario per la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi.
Apriti cielo, si misero in moto tutte le associazioni presenti sul territorio che a loro volta coinvolsero i nostri bravi amministratori e tutti assieme fecero di tutto per ostacolare le richieste della Sogin fino ad impedirle del tutto.
A questo punto qualcuno potrebbe pensare che io simpatizzi per la società di stato incaricata dello smantellamento. Chi invece mi conosce bene sa che non è vero.
Però alla fine qualcuno dovrà pur dire la verità, ricordare come effettivamente sono andate le cose. Allora i responsabili Sogin per poter portare avanti le loro attività, cioè per disporre degli spazi necessari, si dovettero inventare degli stratagemma. A tal fine recuperarono la volumetria che serviva abbattendo dei fabbricati di pari volume presenti sul sito. Così riuscirono ad avere il permesso per la costruzione del deposito D1 di 11000 m3, a cui aggiunsero altri metri cubi di stoccaggio utilizzando a deposito una parte dell’edificio turbina e riadattarono a deposito l’edificio ex Diesel.
Ora alla luce dei fatti che sono avvenuti si sa che quella richiesta iniziale di uno spazio di stoccaggio di 45000 m3 era legittima in quanto si conosce bene l’ordine di grandezza dei rifiuti radioattivi che saranno prodotti dal decommissioning della centrale di Garigliano. Infatti stiamo parlando di circa 4600 m3 ( dato che la Sogin già sapeva come risulta dal SIA approvato nel 2003) e si sa anche che lo spazio di gestione per lo stoccaggio è in rapporto 1 a 10, cioè per ogni m3 di rifiuti radioattivi da stoccare ci vogliono circa 10 m3 di spazio utile di deposito. E quindi,  per i circa 4600 m3 di rifiuti radioattivi previsti, alla fine, ritorniamo a quel valore di circa 45000 m3 chiesti inizialmente dalla Sogin all’amministrazione di Sessa Aurunca.
E ora, la situazione reale è che questa volumetria, necessaria per poter completare al meglio lo smantellamento totale dell’impianto, invece di essere concentrata in un unico deposito si trova invece distribuita tra vari edifici sparsi sul sito in modo certamente non ottimale. Non sapendo nemmeno se sono sufficienti per eseguire tutte le operazioni previste per il raggiungimento dello stato “GREEN FIELD”, cioè tutta la centrale fatta a pezzi e messa nei depositi attrezzati per lo stoccaggio in attesa della disponibilità del futuro Deposito Nazionale.
Questa situazione non ottimale di gestione dei rifiuti radioattivi allocati in tanti depositi, che sarà quella che è destinata a realizzarsi in futuro, certamente non farà che complicare la vita ai tecnici della Sogin e ad aumentare un rischio potenziale per tutti noi altri. Una situazione precaria che ci siamo autoregalati grazie a chi a suo tempo faceva le battaglie a difesa ed a tutela degli interessi e della salute della popolazione del luogo.
Per concludere voglio aggiungere che sull’argomento in questione, nel lontano 2003, fui intervistato anch’io da alcuni esponenti di Sessa dell’allora partito della Margherita. E senza fare nomi essi tra le varie cose mi chiesero che cosa ne pensassi della richiesta di licenza avanzata dalla Sogin per la realizzazione di un deposito temporaneo di 41000 m3. Dopo essermi documentato sia sulla stima dei rifiuti radioattivi previsti per Garigliano e sulle specifiche tecniche per la realizzazione di una struttura del genere, risposi che la stima volumetrica fatta dalla Sogin era del tutto legittima ed attendibile. Ciò lo documentai in una nota in cui affrontai anche altre questioni. Senza falsa modestia per chi consulta il documento può verificare che a distanza di più di 10 anni le osservazioni che feci allora erano del tutto corrette e sono del tutto valide anche oggi.

Documento in pdf

 

Sessa Aurunca                                                                               Ing.  Arturo Matano

Li  12 Giugno 2014

Mozione “Privacy e Democrazia interna”

10 Giu

Questa mozione ha il solo scopo di creare le premesse idonee affinchè, nell’ambito della Commissione Comunale di Sessa Aurunca, chiamata a seguire le attività di decommissioning della Centrale del Garigliano, si possa instaurare quel clima necessario ed utile per il miglior prosieguo delle proprie attività.

Mi riferisco in particolare ad alcune questioni che mi preme chiarire subito, in modo che io possa continuare a dare il mio contributo nel migliore dei modi. Per prima cosa però voglio sottolineare che è necessario che io avverta attorno a me quel clima sereno e collaborativo che serve e che sinceramente ora non percepisco.

La realtà e che spesso vengo ad essere attaccato, anche in contesti pubblici, con frasi in cui rappresentanti della Commissione di cui faccio parte fanno richiesta alla stessa amministrazione di un altro tecnico esperto esterno quando invece l’amministrazione di Sessa ha già nominato un suo tecnico di fiducia. Questo non solo non lo trovo giusto, ma lo considero offensivo nei miei confronti.

Generalmente il lavoro di una Commissione è la sintesi di un lavoro di gruppo in cui ogni persona non solo viene chiamato a dare un contributo in base alle sue competenza, ma è giusto che collabori a dare consigli anche in altri contesti e non ultimo ha il dovere di collaborare nelle attività che richiedono il contributo di più persone.

Ma quando invece debbono essere prese delle decisioni e/o fatte delle scelte in base a indirizzi specifici, specialmente in certi settori e, per il mio caso le problematiche nucleari, è ragionevole che in questi casi debba prevalere la persona più competente in materia, e a maggior ragione se poi c’è anche l’esperto di settore allora è normale che sia quella la figura che debba avere l’ultima parola e decidere in merito.

Ritornando a noi, quindi penso che la nostra Commissione su particolari aspetti strettamente nucleari, debba essere naturalmente guidata dal tecnico di settore. Ciò non significa però che non debba esserci all’interno del gruppo di lavoro un confronto anche su questi temi, e, anche per essi, si possa arrivare, se c’è la necessità, a chiedere approfondimenti e/o consulenza esterna.

Ma, secondo me, quando ci si trova in questi casi, a decidere alla fine, però, debba essere l’esperto di riferimento e non coloro che non lo sono. Perché se non fosse così, ci si troverebbe ben presto in situazioni difficilmente gestibili.

Ciò deve valere sia all’interno del gruppo di lavoro ed a maggior ragione nelle relazioni che i membri stessi della Commissioni possono avere con interlocutori esterni. In quest’ultimo caso però deve essere sempre presente anche l’aspetto della riservatezza specialmente quando si viene a conoscenza di informazioni che sono ancora in fase di valutazione da parte della Commissione.

Ma anche in quest’ultimo caso però non è affatto escluso che un qualsiasi membro della commissione non possa andare in cerca di una persona titolata a cui sottoporre il proprio quesito, dubbio e/o chiarimento. Ogni membro sarà libero certamente di farlo quando vuole ma ciò non deve però impegnare né l’Amministrazione e neanche la Commissione se quest’ultima non lo ritenga opportuno.

Queste mie considerazioni sono avallate dal fatto che oramai nel campo del Decommissioning degli Impianti Nucleare non c’è poi  tanto ancora da scoprire, in quanto il settore è oramai abbastanza maturo a livello scientifico,  e le complessità che ci sono, sono legate principalmente all’uso di apparecchiature e strumentazione ad alto contenuto tecnologico e ad un contesto molto rigido e  ben definito, fatto di protocolli, norme tecniche e legislative stringenti.

L’ISPRA che, in Italia in campo nucleare, è l’ente di controllo insieme alle Arpe regionali definisce le azioni da fare in base proprio alla normativa tecnica di riferimento.

Tutti gli altri soggetti esterni che si trovano ad interagire con questo settore possono solo seguire e/o verificare che le azioni che sono state progettate e pianificate per esempio dalla SOGIN e passate in rassegna a giudizio insindacabile dell’ente di controllo vengano poi attuate cioè messe in pratica dallo stesso soggetto attuatore, seguendo le eventuali prescrizione previste per il caso.

Quindi al mio posto può anche starci l’esperto più esperto che ci sia nel campo del Decommissioning Nucleare, ma questi non potrà mai variare e/o contestare le azioni che in base alle norme vigenti sono state pianificate dall’ISPRA.

Di conseguenza discende che le persone più esperte in questo campo sono quelle che stanno all’ISPRA o quelle che lavorano sul campo ed appartengono alla SOGIN.

Lo stesso vale per la scelta di un tecnico straniero. In questo caso quest’ultimo opererà secondo le specifiche tecniche del suo Paese che poi non sono tanto diverse da quelle che ci sono in Italia in quanto sul nucleare le norme tecniche nei Paesi locali sono traduzioni degli stessi standard sovranazionali.

Cosa diversa è invece fare ricorso ad un ricercatore o scienziato che dedicandosi ad un particolare aspetto delle attività di decommissioning possa conoscere meglio, oppure sia riuscito ad ottimizzare o migliorare un determinato aspetto o processo. In questi casi dopo che la sua scoperta scientifica sia stato valutate nelle sedi opportune dalla comunità scientifica, prima che essa venga calata nello stato dell’arte della normativa tecnica di riferimento, passa sempre il tempo necessario che ci vuole.

E proprio in base a queste considerazioni che, in un’altra occasione, ho detto in modo provocatorio, che in questi casi per seguire le vicende del decommissioning di un impianto nucleare e quindi in particolare anche della centrale del Garigliano è sufficiente e basta anche solo la figura di un perito nucleare invece che di un ingegnere.

Perché quello che si può fare in questi casi è solo quello di verificare la conformità delle azioni di smantellamento posto in essere alle normative di riferimento.

Invece il contributo di un Ingegnere Nucleare esperto in Decommissioning è legato alla visione globale che ha dell’impianto nucleare, sotto qualsiasi aspetto, lui indaga su tante questioni, che possono partire sin dalla nascita dell’impianto, quando cioè i suoi componenti venivano forgiati, ponendosi le domande che poi gli saranno utili per il futuro decommissioning dell’impianto. Va ad indagare la vita trascorsa il flusso neutronico a cui è stato sottoposto il reattore, il suo regime di funzionamento le impurezze che sono presenti nei materiali ecc., tutte cose che poi si trasformano in utili informazioni, fondamentali peri capire le criticità che si avranno successivamente, per esempio quando si dovrà eseguire un taglio di metallo nella fase di decommissioning e/o valutare i regimi di esposizione a cui si troverà esposto un operario nella fase finale di smantellamento vero e proprio. Tutto ciò che un perito non può fare.

Quindi, in conclusione, in base a tutte queste considerazioni chiedo che la Commissione faccia propri mediante votazione i seguenti punti:

 

1)     Chiunque faccia parte della Commissione e venga a conoscenza di argomenti e/o osservazioni ritenute riservate dal gruppo di lavoro, non può parlarne liberamente, ma le stesse prima di essere rese pubbliche vanno concertate con i referenti della commissione stessa.

 

2)     Il ritiro dell’osservazione fatta mettere a verbale alla fine della prima riunione, riguardo la consulenza di un tecnico nucleare esterno alla commissione, su eventuali chiarimenti. Secondo me in base alle osservazioni fatte precedentemente, una tale esigenza, non deve essere vincolata da nessun verbale, e se essa si riscontrasse deve nascere come una libera richiesta fatta a nome di tutta la commissione e non vincolata alla volontà personale del singolo soggetto proponente.

 

Sessa Aurunca li                                                                                   Ing. Arturo Matano

10 Giugno 2014

Camino NPP Garigliano: Osservazioni

23 Mar

CAMINO CENTRALE NUCLEARE GARIGLIANO

Mi è stata formulata la seguente domanda riguardo la questione del camino della Centrale del Garigliano a cui ho cercato di rispondere ricorrendo a documentazione di progetto della Sogin.

Camino alto 90 metri

Camino alto 90 metri (altri 5 m interrati) da eliminare.

DOMANDA

Lo smantellamento della ciminiera, essendo un tecnica del tutto sperimentale, in caso di incidente potrebbe portare delle conseguenze quali emissioni di quantità radioattive fuori dai limiti consentiti.

Gli strumenti per il calcolo delle sostanze emesse vengono utilizzati solamente dalla società che svolge le operazioni? Quali sono le garanzie che voi come amministrazione, quindi rappresentanza della popolazioni, assicurate alla stessa.

RISPOSTA

 

Azione di scarifica

Nei settori della tecnica avanzata è normale  progettare e realizzare nuove apparecchiature che diventano poi prototipi (in questo caso si parla di robot, ma si tratta solo di una apparecchiatura articolata e remotizzata), finalizzate per scopi ben precisi ed  esclusivi. La  cui progettazione e realizzazione avviene rispettando specifiche tecniche che debbono essere conformi alle norme  tecniche di riferimento e verificando  poi la funzionalità e  la stabilità direttamente dalla documentazione progettuale. L’apparecchiatura in esame  sarà utilizzata per eseguire un’azione di scarifica della contaminazione della radioattività superficiale lungo il profilo interno del camino. La tecnica della scarifica non è nuova perché è stata già utilizzata come azione preliminare dal personale della Sogin per lo smantellamento del serbatoio del sistema piscina. In questo caso l’azione di scarifica ha permesso di rimuovere 1800MBq di contaminazione superficiale interna della strutture metalliche del serbatoio.

L’Uso del termine sperimentale relativo all’azione di scarifica è improprio perché non si tratta affrontare un fenomeno complesso o sconosciuto ma solo di realizzazione un’ azione frequente in tanti campi industriali mediante l’uso di una macchina robotizzata con controllo remoto che operi in un ambiente controllato al fine di evitare rilascio di polveri durante l’abbattimento della struttura in esame. Durante la messa in opera dell’apparecchiatura un suo malfunzionamento non può portare ad un incidente che possa estendersi al di là della zona controllata di rispetto, perché la macchina non è soggetta a nessun tipo di  esplosivi tali da diffondere le polveri sottili con rilascio della radioattività locale.

Caratterizzazione radioattiva

Si fa riferimento all’ultima caratterizzazione radiometrica fatta della struttura nel 1998 per la determinazione della contaminazione interna superficiale e quindi si considera cautelativamente il relativo l’inventario radioattivo del 1998. Si ha che lungo i primi 41 metri di altezza del camino, solo i primi  5 mm di profondità lungo la circonferenza del camino risulta leggermente contaminata, circa 5 tonnellate (2,2m3) per un totale pari a 28 MBq (pari a circa 0,76 mCI) e condizionabili come rifiuti di IIcat. che non richiederebbero il condizionamento. Tutto il resto del camino pari a circa 2000 ton (900 m3) presenta una attività specifica  (0,01Bq/gr) molto al di sotto di 1Bq/gr che è il limite massimo per smaltire in regime di esenzione un  rifiuto radioattivo.

Analisi incidentale

Per l’analisi di sicurezza va considerato che in caso di malfunzionamento che possa portare a frantumazione delle pareti lungo tutto il camino stesso, la maggiorparte della radioattività comunque rimarrebbe intrappolata localmente nel calcestruzzo stesso, la quantità delle polveri radioattive che si libererebbero sarebbero una percentualmente estremamente ridotta di 28Mq, ma che comunque porterebbe ad un impatto che sarebbe totalmente locale con nessun rischio radiologico per le zone circostanti e per i gruppi critici.

Rispetto alle cause incidentali, per avere un ordine di grandezza di riferimento, conviene considerare l’analisi di sicurezza eseguita tramite il codice di calcolo FRAMES per le situazioni incidentali del progetto Decommissioning della Centrale del Garigliano riferite al camino alto 30 m. Come massimo incidente possibile ipotizzabile si considera la rottura di un filtro HEPA in condizioni prossime alla saturazione del suo potere filtrante, posto alla base del camino stesso e con rilascio di tutta la radioattività contenuta nella formula di scarico per effluenti radioattivi, che è pari a 10 GBq  (FdS=100%) , con  composizione isotopica nel momento dell’evento al 01/01/2009.

Quindi stiamo parlando di un valore un valore di radioattività (rapporto tra 10GBq/28MBq) pari a  circa 357 volte più grande di tutta la radioattività intrappolata nei primi 41 metri del camino stesso  e che si libererebbe tutta (nell’arco di un anno) dalla sommità del camino (30 m), quindi con maggior effetto di diffusione realizzando il massimo impatto verso l’ambiente circostante.

Anche in queste condizione estremamente peggiori ed inverosimili che ci sarebbero, porterebbero ad una dose efficace  e quindi ad un rischio radiologico al gruppo di riferimento “ lavoratori non esposto” di 2.1 µSv/a e di  1,33 µSv/a al gruppo di riferimento “contadini bambini”, cosi come riportato sotto (Fonte Addendum Sogin).

Fonte Sogin. Addendum

Analisi incidentale. Fonte Sogin. Addendum

Si ricorda che 10 µSv/a rappresenta il limite di Non Rilevanza Radiologica al di sotto del quale la normativa italiana e internazionale stabilisce che non vi è alcun rischio radiologico.

Strumentazione e monitoraggio

L’Abbattimento del camino sarà fatto, seguendo le prescrizioni dell’ISPRA , da una ditta specializzata, con personale Sogin  e sotto la supervisione degli ispettori dell’Ispra-Arpa Campania. Le operazioni saranno monitorate mediante strumentazione proprietaria sia da Sogin che dell’Ispra-Arpa Campania.

Sessa A.  23 Marzo 2014                                                                   Ing. Arturo Matano

Insediamento Commissione Nucleare Centrale del Garigliano di Sessa Aurunca

3 Mar

Risposta al suddetto articolo apparso su Cronache di Caserta il 2 Marzo 2014.ArtCC

 Mi trovo mio malgrado a dover rispondere pubblicamente alle affermazioni rese anch’ esse pubbliche dal prof. Filippo Ianniello con il consenso della responsabile di Lega Ambiente di Sessa Aurunca prof.essa Giulia Casella.

In esse si cita che la mia posizione all’interno della Commissione non  sarebbe imparziale essendo io dipendente Enea; tale da comportare anche, in certi casi, una richiesta di ulteriore parere di un tecnico esterno.

Affermazioni riportate sul giornale Cronache di Caserta del 2 Marzo 2014  e rese a valle della riunione di insediamento della Commissione per la Centrale Nucleare Garigliano, quest’ultima come si sa dovrebbe seguire le azioni di decommissioning (già abbondantemente messe in atto dalla Sogin), sul sito dell’ impianto nucleare.

Premesso che non c’è nulla contro l’amico Filippo ed anche con Giulia, persone che rispetto e a cui sono legato  da un’amicizia di lunga data, ma reputo doveroso ora chiarire alcuni aspetti, dato che vengono citati soggetti come L’Enea e il mio operato professionale.

In risposta a queste affermazioni tengo a precisare che:

–          Per quanto riguarda  la mia onestà intellettuale per chi mi conosce bene sa che non si mette in dubbio.

–          La SOGIN è a tutti gli effetti una società pubblica, con un suo  Cda ed un suo Presidente che sono totalmente indipendenti dall’Enea.

–          La mia partecipazione nella Commissione avverrebbe senza nessun legame con l’essere dipendente Enea, d’altronde attualmente mi occupo di tutt’altra cosa.

–          Il sottoscritto, come sessano, è residente con la sua famiglia nelle vicinanze dell’impianto, ha quindi tutto l’interesse e le stesse preoccupazioni che hanno  tutti gli altri suoi concittadini; e questo già basta ed avanza a fugare ogni dubbio a tal proposito.

–          Io penso che il mio apporto, come Ingegnere Nucleare, nel seguire le operazioni di decommissioning di Garigliano, sia in termini di competenze che come abitante del luogo, debba essere visto come una opportunità del tutto eccezionale e non motivo d’ inquietudine e o di preoccupazione all’interno del gruppo di lavoro.

–          Il mio interesse per l’impianto di Garigliano non nasce oggi, ma risale agli anni della mia tesi  (fine anni 80) che feci proprio sul tema del Decommissioning di Impianti Nucleari di Potenza, quando l’impianto di Garigliano, da me più volte visitato, era ancora in fase di “Code di esercizio”, cioè entrava per la prima volta in Decommissioning. Poi negli ultimi dieci anni ho cercato di colmare la poca informazione e per certi versi anche contrastare quella cattiva che regnava da sola intorno a questo argomento, pubblicando vari articoli sul tema. Il tutto documentabile sul mio sito  “decommissioninggarigliano.wordpress.com”.

Per quanto riguarda, invece, la richiesta di ricorrere, in certi casi, anche al parere di un tecnico esterno al gruppo, vorrei precisare che, come ho già tenuto a dire, il compito della Commissione sarà certamente quello di seguire in modo critico ed attento le azioni posto in essere dalla SOGIN. Cioè quello di “controllare” nel senso di seguire e verificare che le azioni che sono state già progettate, pianificate e passate in rassegna a giudizio insindacabile dell’unico organo di Controllo e di Vigilanza in campo Nucleare in Italia che è l’ISPRA, vengano poi attuate cioè messe in pratica dall’unico soggetto attuatore che è la SOGIN. Ciò con tutte le prescrizioni raccomandazioni e vincoli del caso che l’organo di controllo vorrà rilasciare, in termini di programmazione di sequenza delle azioni, tempistica e non ultimo di attuazione delle fasi operative, nel rispetto dei vincoli normativi per quanto riguarda i limiti di soglia, le dosi assorbite, la sicurezza dei lavoratori e non ultimo anche in termini di scarichi radioattivi, vedi formula di scarico, che saranno necessariamente rilasciati all’ambiente circostante sotto forma di effluenti liquidi e gassosi.

In quest’ottica, tenendo presente che oramai nel settore del Decommissioning Nucleare non c’è poi più tanto da scoprire a livello scientifico, ma è un settore oramai abbastanza maturo che  fa ricorso  a strumentazione ed apparecchiature ad altissimo contenuto tecnologico, il tutto calato in un contesto normativo  ben definito, fatto di protocolli, norme tecniche e legislative molto rigide. Allora, alla luce di tutte le considerazioni fatte finora, penso che alla fine anche la figura di un solo perito nucleare possa bastare al caso.

Per concludere, dato che è stato già approvato il Decreto di Disattivazione totale dell’impianto in questione (12 Settembre 2012), direi che oramai siamo arrivati ad un punto che non ci si può più nascondere e o intorbidire ancora le cose, ma invece è giunto il momento di collaborare tutti assieme, con un unico obiettivo quello di liberare nel migliore dei modi la piana del Garigliano del suo “dente cariato”: l’ex Centrale Nucleare, che attualmente è ancora presente, ma che pian piano va rimossa del tutto fino ad arrivare ad avere l’area libera e priva anche da qualsiasi vincolo radiologico. Tutto ciò per evitare che il perdurare di una situazione stagnante nel tempo possa, invece, portare solo danno a tutto l’ambiente circostante e alle persone del luogo in termini sia di salute pubblica che di interessi economici.

Sessa li 3/3/2014                                                                Ing. Arturo Matano