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Aspettando la Mappa dei siti che ospiteranno il Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi

4 Giu
Ipotesi di Deposito Nazionale con annesso Parco Tecnologico                  Ipotesi di Deposito Nazionale con annesso Parco Tecnologico

Probabilmente entro il 15 o al massimo il 18 Giugno prossimo sarà resa pubblica la CNAPI, cioè la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee. Si tratta, come già detto in un’altra occasione, della mappa delle aree idonee tra cui, successivamente mediante un lungo e complesso percorso, si individuerà il luogo e quindi il comune (o i comuni limitrofi) che alla fine dovrà ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi con annesso il Parco Tecnologico. –>Leggi l’articolo

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Garigliano non sarà mai sede del Deposito Nazionale

12 Giu

 

Inondazione

Finalmente ora è sicuro. Il sito di Garigliano non sarà mai sede del Deposito Nazionale.
Con la pubblicazione del documento dell’ISPRA “GUIDA TECNICA N° 29”, che definisce i criteri che sono alla base dell’individuazione del luogo dove insediare il Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi di bassa e media attività presenti sul suolo italiano, si potrà finalmente capire senza ombra di dubbio dove si andrà a costruire ( almeno si pensa) il Parco Tecnologico al cui interno sarà previsto il famigerato Deposito Unico Nazionale delle scorie.
Però ora si può sicuramente affermare che il sito  che ospita la Centrale del Garigliano non sarà mai sede del Deposito in questione. Ciò discende dal fatto che la nostra zona rientra in più di uno dei 15 criteri di esclusione (CE) previsti dalla Guida tecnica n° 29 dell’Ispra. Ci si riferisce principalmente ai seguenti:
  • CE4. l’esclusione di zone “ caratterizzate da rischio e/o pericolosità geomorfologica e/o idraulica di qualsiasi grado e le fasce fluviale”, in parole povere si riferisce a zone a rischio di inondazione;
  • CE7. l’esclusione di zone “sino alla distanza di 5 km dalla linea di costa attuale oppure ubicate a distanza maggiore ma ad altitudine minore di 20 m s.l.m.”., cioè la centrale del Garigliano sta a meno di 10 metri al di sopra del livello del mare!
Allora un profano si domanda, ma era così difficile prima prevedere che il sito preso in considerazione era totalmente inidoneo in quanto vicino al mare ed in zona soggetta a frequenti allagamenti, come avvengono ogni anno? Era così complesso capire che la zona in questione non poteva mai essere al centro di una mega struttura (si parla di Parco tecnologico con annesso Deposito Nazionale) con una superficie di oltre 1 o 2 milioni di m2?
La risposta è semplice ed immediata, certo che era possibile prevedere tutto ciò. E’ sempre stato evidente che il sito di Garigliano mai sarebbe potuto essere scelto in tal senso, ma chi lo sapeva non è stato mai ascoltato o preso in considerazione. Per chi è un po’ dentro a queste tematiche era già tutto chiaro fin dall’inizio.
Non lo era invece solo per chi o era totalmente incompetente o faceva finta di non saperlo. Purtroppo è stata questa categoria di persone di cui ci si è fidati, a cui si è dato ascolto, e alla fine il risultato è stato che questi ultimi hanno fatto il bello e cattivo tempo sul tema in questione, sollevando polveroni e creando solo panico tra la gente.
Quante manifestazioni si sono fatte su questo argomento, coinvolgendo vescovi, sindaci, la popolazione ed altro ancora; quante tavole rotonde, quanti convegni sono stati organizzati con la partecipazione di personaggi che hanno confuso ancor di più le idee delle persone. Quante volte si è gridato al fatto che il sito di Garigliano potesse diventare la discarica radioattiva di tutta Italia.
Ora finalmente, siamo arrivati all’epilogo di questa lunga storia, i nodi stanno arrivando al pettine e i fatti si stanno definitivamente chiarendo. Cioè su questo argomento si sta sciogliendo la prognosi e si può affermare definitivamente che il sito di Garigliano non ora e ne mai potrà diventare il luogo del Deposito Nazionale delle scorie.
Allora qualcuno potrebbe chiedersi perché la gente non è stata informata correttamente? Il motivo è semplice perché su queste cose ed in generale su qualsiasi aspetto che riguarda la Centrale del Garigliano ha sempre prevalso la mancanza di informazione e per certi versi anche la cattiva informazione.
Ancora, qualcuno alla fine può pensare che comunque ne è valsa la pena fare tutte quelle battaglie, di sensibilizzare le persone contro le richieste di allora della SOGIN, così il rischio che si correva veniva allontanato ancora di più. Invece no. E’ stato solo aumentato il danno verso noi tutti. Si sono solo aumentate le difficoltà di chi deve gestire i rifiuti radioattivi e metterli in sicurezza. In parole povere si sono solo inutilmente aumentate le difficoltà per tutti i soggetti che vivono attorno all’ex Centrale Nucleare del Garigliano
Il motivo è presto detto. Quando si stavano predisponendo le azioni per pianificare al meglio le attività di Decommissioining, riguardo la sistemazione delle migliaia di fusti contenenti i rifiuti radioattivi prodotti durante il funzionamento della centrale (Nucleare Pregresso) e quelli ( altre migliaia di contenitori di rifiuti radioattivi) che si sarebbero generati dalle azioni di smantellamento vere e proprie della centrale nucleare, la SOGIN chiese all’amministrazione comunale di Sessa la licenza di costruire un Deposito Temporaneo di circa 45.000 m3, che poi scesero a circa 41.000 mnecessario per la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi.
Apriti cielo, si misero in moto tutte le associazioni presenti sul territorio che a loro volta coinvolsero i nostri bravi amministratori e tutti assieme fecero di tutto per ostacolare le richieste della Sogin fino ad impedirle del tutto.
A questo punto qualcuno potrebbe pensare che io simpatizzi per la società di stato incaricata dello smantellamento. Chi invece mi conosce bene sa che non è vero.
Però alla fine qualcuno dovrà pur dire la verità, ricordare come effettivamente sono andate le cose. Allora i responsabili Sogin per poter portare avanti le loro attività, cioè per disporre degli spazi necessari, si dovettero inventare degli stratagemma. A tal fine recuperarono la volumetria che serviva abbattendo dei fabbricati di pari volume presenti sul sito. Così riuscirono ad avere il permesso per la costruzione del deposito D1 di 11000 m3, a cui aggiunsero altri metri cubi di stoccaggio utilizzando a deposito una parte dell’edificio turbina e riadattarono a deposito l’edificio ex Diesel.
Ora alla luce dei fatti che sono avvenuti si sa che quella richiesta iniziale di uno spazio di stoccaggio di 45000 m3 era legittima in quanto si conosce bene l’ordine di grandezza dei rifiuti radioattivi che saranno prodotti dal decommissioning della centrale di Garigliano. Infatti stiamo parlando di circa 4600 m3 ( dato che la Sogin già sapeva come risulta dal SIA approvato nel 2003) e si sa anche che lo spazio di gestione per lo stoccaggio è in rapporto 1 a 10, cioè per ogni m3 di rifiuti radioattivi da stoccare ci vogliono circa 10 m3 di spazio utile di deposito. E quindi,  per i circa 4600 m3 di rifiuti radioattivi previsti, alla fine, ritorniamo a quel valore di circa 45000 m3 chiesti inizialmente dalla Sogin all’amministrazione di Sessa Aurunca.
E ora, la situazione reale è che questa volumetria, necessaria per poter completare al meglio lo smantellamento totale dell’impianto, invece di essere concentrata in un unico deposito si trova invece distribuita tra vari edifici sparsi sul sito in modo certamente non ottimale. Non sapendo nemmeno se sono sufficienti per eseguire tutte le operazioni previste per il raggiungimento dello stato “GREEN FIELD”, cioè tutta la centrale fatta a pezzi e messa nei depositi attrezzati per lo stoccaggio in attesa della disponibilità del futuro Deposito Nazionale.
Questa situazione non ottimale di gestione dei rifiuti radioattivi allocati in tanti depositi, che sarà quella che è destinata a realizzarsi in futuro, certamente non farà che complicare la vita ai tecnici della Sogin e ad aumentare un rischio potenziale per tutti noi altri. Una situazione precaria che ci siamo autoregalati grazie a chi a suo tempo faceva le battaglie a difesa ed a tutela degli interessi e della salute della popolazione del luogo.
Per concludere voglio aggiungere che sull’argomento in questione, nel lontano 2003, fui intervistato anch’io da alcuni esponenti di Sessa dell’allora partito della Margherita. E senza fare nomi essi tra le varie cose mi chiesero che cosa ne pensassi della richiesta di licenza avanzata dalla Sogin per la realizzazione di un deposito temporaneo di 41000 m3. Dopo essermi documentato sia sulla stima dei rifiuti radioattivi previsti per Garigliano e sulle specifiche tecniche per la realizzazione di una struttura del genere, risposi che la stima volumetrica fatta dalla Sogin era del tutto legittima ed attendibile. Ciò lo documentai in una nota in cui affrontai anche altre questioni. Senza falsa modestia per chi consulta il documento può verificare che a distanza di più di 10 anni le osservazioni che feci allora erano del tutto corrette e sono del tutto valide anche oggi.

Documento in pdf

 

Sessa Aurunca                                                                               Ing.  Arturo Matano

Li  12 Giugno 2014

Considerazioni sui risultati della Radioattività Ambientale attorno alla Centrale Nucleare del Garigliano dell’ISPRA – Arpa Campania – Arpa Lazio

27 Mag

Il presente documento è orientato a facilitare la comprensione e la valutazione dei principali risultati delle misure ottenuti nella Campagna di Monitoraggio Ambientale condotta dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nonchè ente di controllo in campo nucleare in Italia. Il suddetto lavoro è stato eseguito in collaborazione con le Agenzie regionali per l’ambiente della Campania (ARPAC) e quella per la regione Lazio (ARPALazio).  Vai all’articolo…....

Centrale Garigliano

Centrale Garigliano -Monitoraggio Ambientale

Analisi delle misure eseguite sul sito della Centrale Nucleare Garigliano

14 Mar

Riprendiamo il discorso relativo all’inchiesta sulla Centrale nucleare del Garigliano aperta dal procuratore della Repubblica Giuliana Giuliano, presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere.

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Inchiesta alla Centrale del Garigliano

8 Dic

Nucleo operativo della Guardia di Finanza sul sito nucleare del Garigliano

Dal quotidiano H24NOTIZIE arriva la notizia che è stata aperta un’ inchiesta per disastro ambientale ed altri rilievi riguardo le prescrizioni in campo di sicurezza nucleare del Decreto Legislativo 230/1995. In base a ciò il sostituto procuratore della Repubblica Giuliana Giuliano ha aperto presso la procura di  Santa Maria Capua Vetere un procedimento penale (N° 9664/12) a carico dei responsabili della gestione delle operazioni di smantellamento della Centrale Garigliano.

Centrale nucleare Garigliano

Centrale Nucleare Garigliano sotto inchiesta

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INDAGINI SULLA CENTRALE DEL GARIGLIANO

16 Mar

INTRODUZIONE

Il presente lavoro “Indagini sulla Centrale del Garigliano” ( leggi l’articolo)  nasce da una attenta lettura del libro, peraltro interessante e molto tecnico, dal titolo “Il veleno nella coda”, scritto nel 1987 da Melania Cavelli, all’indomani dell’incidente di Chernobyl. Esso si può dire ricostruisce, in modo molto dettagliato tutta la storia e le varie problematiche della centrale nucleare del Garigliano, con particolare riguardo a quelle complesse e tuttora in atto dello smantellamento (decommissioning). Infatti secondo l’autore quest’ultima fase ha ispirato il titolo del libro, appunto il veleno nella coda, poichè una volta finito l’esercizio della centrale ci si ritrova a dover smantellare un impianto che a sua volta è diventata per molta parte radioattivo e quindi di difficile rimozione. Però nel libro vengono riportate anche alcune questioni cruciali che sono state e sono ancora, motivo di inquietudine per gli abitanti che vivono attorno all’impianto. Si fa riferimento alla contaminazione da radionuclidi di origine antropica legati ai periodi di  funzionamento della centrale del Garigliano, presente attorno ai luoghi dell’impianto ed in particolare nella zona del golfo di Gaeta che secondo alcuni soggetti sarebbe stato molto superiore al dovuto. E’ chiaro che alcune conclusioni non mi trovano molto d’accordo specialmente alla luce delle attuali conoscenze che si hanno oggi. Ma per la chiarezza per come sono stati affrontati questioni ed argomenti così complessi e fondamentali, anche se sono passati molti anni, ciò rende molto attuale e piacevole la lettura del testo. Detto ciò c’è da dire che qualsiasi argomento che ha qualche attinenza con la centrale del Garigliano è sempre seguito con particolare attenzione dalle molte persone del luogo. Specialmente in questi ultimi tempi in cui le attività di smantellamento dell’impianto richiedono azioni che impattano anche in modo evidente sul luogo attorno all’impianto. Non ultimo la costruzione del Deposito D1, struttura destinata ad ospitare, in modo formale, i rifiuti radioattivi presenti sul sito della centrale nucleare. E infine è stato costituito anche il Tavolo Della Trasparenza, strumento concertativo  tra le varie parti, al fine di monitorare l’operato della Sogin nelle attività di decommissioning da parte di soggetti territoriali locali, come le amministrazioni locali, associazioni ambientalistiche e sociali, così come previsto dall’Art. 22 del  D.Lgs 31/2010. Però ho notato che chi segue le vicende della centrale del Garigliano l’interesse sul tema è spesso accompagnato da un senso di inquietudine, angoscia ed anche di sospetto verso l’operato della Sogin, società incaricata ad eseguire le operazioni di decommissioning. Probabilmente un tale approccio risente anche delle complessità oggettive del problema, ma secondo me ci sono altre cause alla base, di cui una di queste è senza dubbio la mancanza di informazioni e conoscenze per un approccio giusto alle tematiche fondamentali del problema. Questo disagio o senso di impotenza viene accresciuto anche dalla difficoltà oggettiva ad accedere alla poca documentazione ufficiale esistente che per la maggioranza è sconosciuta oppure di non facile lettura. Allora tenendo in considerazione tutte queste questioni, il presente lavoro si è preso come obiettivo quello di raccogliere il materiale ufficiale ed accreditato esistente sull’argomento e di renderlo più accessibile ed anche quando è possibile facilitarne la lettura. A tal fine il materiale raccolto (articoli e pubblicazioni scientifiche, rapporto tecnici ecc..) viene esposto e presentato in modo semplificato e più leggibile anche per un lettore non esperto in materia. Quindi con la speranza di non aver male interpretato gli argomenti trattati si è cercato di analizzare tutte le varie indagini e/o studi che hanno riguardato la centrale nucleare del Garigliano con particolare riguardo alle indagini epidemiologiche e a quelle radioecologiche. Nel primo caso sono stati analizzati i risultati principali dell’unica indagine epidemiologica effettuata finora in Italia che ha riguardato lo stato di salute delle popolazioni che vivono attorno ad un impianto nucleare. Ci si riferisce in particolare allo studio epidemiologico condotto dalla Regione Lazio, dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR Lazio con la collaborazione dell’ASL di Latina e di ARPA Lazio, con riferimento alle Centrali nucleari di Latina e del Garigliano. Un accenno è stato fatto al documento scritto dal Prof. A. Petteruti, dal titolo “La mostruosità nucleare. indagine sulla centrale del Garigliano”; uno studio sui casi di teratologia di vitelli nati tra il 1979 e il 1980, nei pressi della centrale del Garigliano. Altro documento indagine riportato nel lavoro è quello scritto dall’ Avvocato Carlo Marcantonio Tibaldi, figura di spicco del movimento ambientalista locale, scomparso nel 2007, dal titolo “L’inquinamento da Radionuclidi nelle Acque del Lazio meridionale”. Per quanto riguarda le indagini radioecologiche sempre relative alla centrale del Garigliano, sono stati presentati i risultati salienti della Campagna Straordinaria Radioecologica di Controllo del Territorio effettata dell’ENEA-DISP, durante il periodo settembre-ottobre 1980. Le due campagne straordinarie relative alla convenzione stipulata trala Sogin ela DSA-SUN (Dipartimento di Scienze Ambientali Seconda Università di Napoli). La prima si riferisce al 2002 e la seconda è quella relativa al periodo 2008-2009. In quest’ultima sono state citate anche le misure innovative ultrasensibili di contaminazione al suolo di uranio e plutonio. Di particolare interesse sono pure le indagini che riguardano la valutazione del sistema fluviale e di quello marino costiero ai fini della distribuzione dei radionuclidi come il 137Cs il 60Co e del 239Pu, specialmente per quanto riguarda il Golfo di Gaeta. A tal fine sono da citare il lavoro  di A. Brondi, O. Ferretti, e C. Papucci. dal titolo “Influenza dei Fattori Geomorfologici sulla distribuzione dei Radionuclidi. Un esempio: Dal M. Circeo al Volturno.”. Atti del Convegno italo-francese di radioprotezione. Firenze, 30 Maggio – 1 Giugno 1983, e quello di R. Delfanti e C. Papucci “Distribuzione del 239Pu, 240Pu e del 137Cs nei sedimenti del Golfo di Gaeta: osservazioni sui meccanismi di accumulo e sulle velocità di sedimentazione” ENEA –Pas, Santa Teresa. Non a caso questi ultimi articoli sono quelli che con molta inquietudine vengono spesso citati, su internet, da vari soggetti locali. Nel primo documento, ritroviamo la citazione relativa all’inquinamento da 137Cs, ”le attività del Cesio137, nei primi due centimetri dei fondali antistanti il golfo di Gaeta, nelle aree di maggiore concentrazione, corrispondono a 7millicurie/kmq (259MBq/kmq)”. Nel secondo rapporto si commenta l’inquinamento da plutonio “ Nella figura allegata sono riportati gli inventari del 239,240Pu nei sedimenti, che decrescono all’aumentare della batimetrica (…). Inventari particolarmente elevati (da 2 a 4 volte le deposizioni da fallout, pari a 81 Bq/mq a queste latitudini), sono stati rilevati nell’area fra le batimetriche di 30 e 50m”. Per tale motivo essi sono stati presentati con maggiore livello di dettaglio in modo da permettere a chiunque di ricavare le maggiori informazioni possibili. Si fa presente che in alcuni dei lavori presentati sono state aggiunte delle osservazioni personali con l’intendo di facilitare la lettura degli argomenti trattati. Considerando la complessità degli stessi, si spera, come già detto, di aver interpretato nel migliore dei modi gli argomenti presi in considerazione. Comunque se ci fossero dubbi in merito, tutte le fonti di documentazione citate sono anche linkati in modo che sia sempre possibile far riferimento ai documenti originali. Ciò è vero per tutta la documentazione citata tranne che per il libro della Melania Cavelli per le limitazioni dei diritti di autore.

Ing. Arturo Matano

Si riporta la bibliografia integrale, con i relativi link, di tutti gli articoli analizzati e citati nel documento “Indagini sulla Centrale del Garigliano“.

BIBLIOGRAFIA

[1] Melania Cavelli.: “Il veleno nella coda. “Il problema dello smantellamento delle centrali nucleari”. WWF Quaderni 8. Alma Arti Grafiche, 1987.

[2] A. Brondi, O. Ferretti, e C. Papucci.  “Influenza dei Fattori Geomorfologici sulla distribuzione dei Radionuclidi. Un esempio: Dal M. Circeo al Volturno.”. Atti del Convegno italo-francese di radioprotezione. Firenze, 30 Maggio – 1 Giugno 1983.

[3] Decreto Legislativo. “230/1995“ modificato.

[4] Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio, ARPA Lazio et altri. “Valutazione Epidemiologica dello Stato di Salute della Popolazione Residente nelle Vicinanze delle Centrali Nucleari di Borgo Sabotino e Garigliano”. Febbraio 2011.

[5] S. Buso, F. Panozzo, I. Sperduti, P. Giorgi Rossi, P. Pezzotti, L. Buzzoni, L. Macci, C. Curatella, E. Bernazza. “Valutazione delle Dimensioni e delle Prestazionidi Diagnostica Ambulatoriale nelle Neoplasie della Tiroide in Provincia di Latina”. Sabaudia LT – 21-23 Aprile 2010 XV riunione ARTIUM.

[6] Alfredo Petteruti. “La Mostruosità Nucleare. Indagine sulla Centrale del Garigliano”. La Poligrafica – Gaeta, Marzo 1981.

[7] Carlo Marcantonio Tibaldi. “L’Inquinamento da Radionuclidi nelle Acque del Lazio MeridionaleCentro Studi – Il Golfo. 1985.

[8] Rudi H. Nussbaum.“La Childhood Leukemia and Cancers Near German Nuclear Reactors, KiKK”. VOL 15/NO 3, JUL/SEP 2009 • http://www.ijoeh.com.

[9] Produced by the Health Protection Agency for the Committee on Medical Aspects of Radiation in the Environment. “Committee on Medical Aspects of Radiation in the Environment (COMARE)” FOURTEENTH REPORT. 2011.

[10] ENEA-DISP.“Campagna Radioecologica di Controllo del Territorio. Centrale Nucleare del Garigliano. Settembre – Ottobre 1980.

[11] A. Petraglia, C. Sabbarese, F. Terrasi, L. Visciano. “L’Indagine Ambientale Straordinaria del 2002Prima Campagna straordinaria 2002, Convenzione DSA-SUN e SOGIN.

[12] F. Terrasi, C. Sabbarese, A. D’Onofrio, A. Petraglia, M. De Cesare, F. Quinto. “Seconda Campagna straordinaria “Misure di radioattività ambientale nei dintorni della centrale nucleare del Garigliano”. Campagna straordinaria 2008 – 2009 Convenzione DSA-SUN e SOGIN.

[13] A. Bruschi, O. Lavarello, C. Papucci, G. Raso, M. Riccomini, S. Sgorbini, G. Zurlini. “Distribuzione dei radionuclidi nell’ambiente marino antistante la centrale nucleare del Garigliano”. Enea Santa Teresa.

[14] C. Papucci, O. Lavarello. “Un esempio di analisi ecologica del sistema marino-costiero da Capo Circeo all’isola di Ischia. La distribuzione dei radionuclidi tra Capo Circeo e l’isola d’Ischia”. Atti convegno organizzato dall’Enea al centro di Santa Teresa La Spezia, 14 Giugno 1983.

[15] B. Anselmi, O. Ferretti, C. Papucci. “Studio preliminare dei sedimenti della piattaforma costiera nella zona della foce del Garigliano” Congresso SIMP di Cagliari.- 14 Ottobre 1891.

[16] R. Delfanti, C. Papucci.: “Distribuzione di 239Pu, 240Pu e 137Cs nei sedimenti del Golfo di Gaeta: osservazioni sui meccanismi di accumulo e sulle velocità di sedimentazione” ENEA Dip. PAS. Santa Teresa.

[17] Regolamento (Euratom) N. 2218/1989 Del Consiglio del 18 luglio 1989.

[18] Decreto Ministeriale 4 Agosto 1977

[19] Regolamento (CE) N. 733/2008 Del Consiglio del 15 luglio 2008.

[20]  Decreto Legislativo.: 06/06/1968.

 [21]  Rif. UNSCEAR 2000 . 

[22] C. Sabbarese, A.M. Esposito, L. Visciano, A. d’Onofrio C. Lubritto, F. Terrasi, V. Roca, S. Alfieri  and G. Migliore. “A monitoring network of the radioactive releases due to Garigliano nuclear power plant decommissioning”. EDP Sciences, 2005.

 [23] WHO Library Cataloguing-in-Publication Data. “Guidelines for Drinking-water Quality” World Health Organization 2006.

[24]  Aspetti pratici, Linee guida Acqua.  

[25]  Acqua, Normativa Radioattività.  

[26]  A. Sakaguchi, K. Kawai, P. Steier , F. Quinto, K. Mino, J. Tomita, M. Hoshi, N. Whitehead, M. Yamamoto. “First results on 236U levels in global fallout”. Science of the Total Environment 407 (2009) 4238–4242. journal homepage: http://www.elsevi e r.com/locate/scitotenv.  

[27] Boulyga SF, Heumann KG.”Determination of extremely low 236U/238U isotope ratios in environmental samples by sector-field inductively coupled plasma mass spectrometry using high-efficiency sample introduction.”  J. Env. Rad. 88 (2006). -Abstract.

 [28] F.Quinto, P.Steier, G.Wallner, A.Wallner, M.Srncik, M.Bichler, W.Kutschera, F.Terrasi, A.Petraglia, C.Sabbarese. “The first use of 236U in the general environment and near a shut down nuclear power plant”. Applied Radiation and Isotopes 67 (2009) 1775–1780. journal homepage: http://www.elsevier.com/locate/apradiso.  

[29] Roberta Delfanti and Carlo Papucci. “Mediterranean Sea”. ENEA-Marine Environment Research Centre, La Spezia, Italy.  

[30] C. D. Jennings, R. Delfanti and C. Papucci. “The Distribution and Inventory of Fallout Plutonium in Sediments of the Ligurian Sea near La Spezia, Italy”. Centro Ricerche Energia Ambiente – S. Teresa, ENEA, CP 316, 19100 La Spezia, Italy

INDAGINE EPIDEMIOLOGICA INTORNO ALLE CENTRALI NUCLEARI DI LATINA E GARIGLIANO

4 Gen

Il Dipartimento di Epidemiologia del SSR Lazio, con la collaborazione dell’ASL di Latina e di ARPA Lazio, ha condotto uno studio epidemiologico sullo stato di salute della popolazione residente nelle vicinanze delle centrali nucleari di Borgo Sabotino e del Garigliano. Lo studio ha interessato solo gli abitanti della Regione Lazio ed in particolare i cittadini del comune di Latina per quanto riguarda la vicinanza attorno alla centrale nucleare di Latina e quelli dei comuni di Castelforte. Santi Cosma e Damiano e, in un primo momento anche quelli del comune di Minturno, poi successivamente tolti dall’indagine.

Obiettivo

L’Obiettivo dello studio è stato quello di valutare se la residenza-vicinanza attorno alle centrali nucleari aumenti il rischio di incidenza e di mortalità per i tipi di tumori particolarmente sensibili alle radiazioni ionizzanti, cioè si è voluti indagare se fosse presente un gradiente che leghi mortalità (causa specifica) e distanza dagli impianti.

A tal fine sono stati osservati i residenti attorno alle due centrali che sono stati esposti nel periodo temporale tra il 1996-2007 e giacenti in una circonferenza con centro i rispettivi impianti nucleare e raggio 7 km. La superficie indagata a sua volta è stata suddivisa in 3 fasce di esposizione: quelli che risiedono tra 0-2 km dall’impianto nucleare; quelli che si trovano tra 2-4- km, e ultima fascia quelli tra 4-7 km. Le aree interessate sono state rispettivamente 467422 mq per la centrale di Borgo Sabotino e 100253 mq di territorio laziale per la centrale di Garigliano.

Sono stati analizzati con maggior dettaglio i tumori legati al tessuto linfoematopoietico, in particolare la leucemia, i tumori dell’encefalo, il tumore della tiroide, della mammella e il tumore polmonare. Queste sono infatti le patologie tumorali che possono essere maggiormente associati alla esposizione alle radiazioni ionizzanti.

Nelle figure sottostanti si riportano i casi di incidenza di tumori radiosensibili nella numerosità dei casi analizzati dei residenti entro 7 Km dalle centrali nucleari di Borgo Sabotino e del Garigliano

Conclusioni

Lo studio dei residenti entro i 7 km dalle centrali di Borgo Sabotino e di Garigliano ha mostrato nel complesso un quadro di mortalità che non si discosta da quello osservato nello stesso periodo nella popolazione del Lazio e anche rispetto a quella della restante parte della provincia di Latina. Quindi in conclusione lo studio non ha rilevato alterazioni importanti della mortalità e di incidenza dei tumori radiosensibili nelle aree di studio, in parole povere non si è riscontrato un’associazione tra distanza dagli impianti e le patologie tumorali  dell’apparato linfoematopoietico che sono maggiormente sensibili alle esposizioni alle radiazioni ionizzanti nè per quanto riguarda l’aumento del rischio di incidenza e neppure per quello che riguarda la  mortalità.

Osservazioni anomale.         

Per quanto riguarda la popolazione adulta, nell’intera area entro i 7 km, si è osservato un aumento di incidenza del tumore alla tiroideo nelle donne ,( il 53% in più rispetto a quanto osservato nello stesso periodo per le donne residenti nella provincia di Latina)  ma questo non è risultato in relazione con la distanza dalle centrali nucleari. Per gli uomini residenti nelle aree più immediate vicinanze alle centrali nucleari si è osservato un aumento della mortalità totale per cancro allo stomaco e per malattie cardiovascolari. Anche in questo caso non è stato riscontrato una relazione di dipendenza delle suddette patologie dalla distanza dagli impianti nucleari. Per quanto riguarda invece i bambini, la ridotta dimensione della popolazione coinvolta non ha permesso di effettuare un’analisi approfondita sullo stato di salute dei bambini delle aree di indagine.

Garigliano Campania

Per completezza riguardo alla centrale del Garigliano, va di nuovo evidenziato che l’indagine in questione non ha riguardato le popolazioni che vivono attorno all’impianto della Regione Campania. A tal fine la Provincia di Caserta, su sollecitazione di alcuni soggetti locali,  ha deciso di eseguire una campagna radiologica di misurazione dei livelli di radioattività presenti nei territori di Sessa Aurunca e San Castrese contigui al sito, prima di eseguire un analogo studio epidemiologico. A tal fine è stato sollecitato l’ARPAC, l’Agenzia regionale per il controllo dell’ambiente in Campania, che si è impegnata a dare il via all’indagine retrospettiva radiologica attorno alla centrale di Garigliano. L’Intenzione della Regione Campania è di avviare solo in un secondo momento la verifica epidemiologica tenendo in considerazione le conseguenze della conoscenza dei livelli radiologici del territorio attorno al sito.